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Stronger - Io sono più forte

  • Uscita:
  • Durata: 119min.
  • Regia: David Gordon Green
  • Cast: Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Clancy Brown, Miranda Richardson, Clancy Brown, Richard Lane Jr., Frankie Shaw, Lenny Clarke, Richard Lane Jr., Miranda Richardson, Nate Richman, Patty O'Neil, Nate Richman, Lenny Clarke, Richard Lane Jr., Patty O'Neil, Nate Richman, Danny McCarthy, Lenny Clarke, Kate Fitzgerald, Clancy Brown, Patty O'Neil, Karen Scalia, Kate Fitzgerald, Danny McCarthy, Shane Fuller, Frankie Shaw, Ken Kansky, Carlos Sanz, Michelle Forziati, Sean McGuirk, Karen Scalia, Judith McIntyre, Dr. Jeffrey Kalish, Cassandra Cato Louis, Rena Maliszewski, James LeBlanc, Paul Martino, Gary Martino, Chris Martino, Greig Martino, Carlos Sanz, James LeBlanc
  • Prodotto nel: 2017 da TODD LIEBERMAN, DAVID HOBERMAN, JAKE GYLLENHAAL, MICHEL LITVAK, SCOTT SILVER PER LIONSGATE, BOLD FILMS, MANDEVILLE FILMS, NINE STORIES PRODUCTIONS
  • Distribuito da: 01 DISTRIBUTION (2018)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Jeff Bauman e Bret Witter (ed. Piemme)

Film non più disponibile nelle sale

TRAMA

L'appassionante storia di Jeff Bauman, un uomo comune, diventato un simbolo di speranza e di forza non solo per la sua città ma per il mondo intero in seguito al noto attentato della maratona di Boston. Il 27enne Jeff era alla maratona per provare a riconquistare l'amore della sua ex-ragazza Erin. È lì al traguardo ad aspettarla quando le bombe esplodono, provocandogli la perdita di entrambe le gambe. Dopo aver ripreso conoscenza in ospedale, Jeff aiuterà la polizia ad identificare uno degli attentatori, ma la sua battaglia personale è soltanto all'inizio. Dovrà affrontare lunghi mesi di riabilitazione fisica ed emotiva, trovando in se stesso e nell'instancabile supporto di Erin e della sua famiglia, la forza per reagire. Tratto da una storia vera.

Dalla critica

  • Cinematografo

    Diamo atto a David Gordon Green di aver maneggiato con cura la storia di Jeff Bauman, l’eroe senza gambe sopravvissuto all’attentato alla maratona di Boston del 2013, simbolo di una città che piange al terrorismo ma non si piega, si rialza e guarda dritto, si sostiene e va avanti. Storia tra le storie di Boston Strong , ad altissimo tasso di rischio per le potenziali implicazioni patetiche legate al tema, la vittima giovane, la casualità che ci riguarda, la spaventosa lacerazione fisica, e dopo l’ospedalizzazione il trauma, il complicato ritorno a casa, la morsa del compatimento, sentirsi – obtorto collo – di peso. Stronger racconta tutto questo con serena canonicità, senza mai fingere di essere altro da una storia di buoni sentimenti, dalla progressione quasi scontata, la metrica sentimentale che si segue a memoria, l’happy end che stringe lo spettatore in un abbraccio. Ma è la misura con cui Gordon Green tiene il tutto a fare la differenza e a trattenere il ricattatorio, la padronanza del pathos, come se avesse la mano sicura sulla manopola delle emozioni, né troppo né troppo poco, come si conviene a chi teme più della commozione il pudore senza cuore. Stronger è il migliore lavoro del regista americano, per come tiene stavolta la sommessa inquietudine personale dentro una mitologia comunitaria credibile, non grottesca ma sempre colma di irregolari e umana fragilità ( in primis in famiglia). Sono quei volti così unici, americani, a tenere insieme la baracca. Lo sa Bauman, lo sa Green, che tiene la  mdp  stretta su di loro, ritrovando nello sguardo smarrito del protagonista il suo, in quello dei cari una benefica comfort zone. Un percorso di rinascita post res perditas , che Green carica sulle spalle di un Jake Gyllenhaal in formato Oscar, le corde giuste di un recitato intenso ma non ridicolo, l’intontita espressività dell’uomo-bambino e poi la luce che affiora e che segue il bambino divenuto uomo, da una responsabilità che non compete ma va accettata all’assunzione responsabile di una nuova salvifica possibilità di stare al mondo. Il cinema americano si conferma inesauribile fabbrica di eroi, ma  Stronger  non è solo un simbolo, una maschera rispettabile del fideismo stelle e strisce ma un uomo che si offre e ci offre un piccolo gesto di rivolta contro il cinismo.  Non l’alfiere di un grande Paese ma il barelliere di un mondo ferito.

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